martedì 19 novembre 2013
mercoledì 3 luglio 2013
domenica 28 aprile 2013
Un libro in rete. Le parole e le emozioni.
Ad aprile:
" Parole Fuori ", AAVV Ed. Il Castoro
Dodici storie per raccontare le emozioni più intense, con le parole e con le immagini.
E che è difficile portare fuori, allo scoperto.
Desiderio,vergogna,timidezza,dolore,amore,disperazione,paura.gioia,coraggio,colpa,gelosia, odio.
Amore.
Che dovesse essere un'estate diversa da quelle che l'avevano preceduta lei l'aveva deciso da un pezzo:
a 15 anni si ha bisogno di uno spartiacque, di una riga tracciata per terra tra il prima e il dopo...e lei ne sentiva acuta la necessità. Si trattava di prendere ciò che fosse venuto e farne qualcosa di indimenticabile.
Il dubbio che potesse non succedere niente non la sfiorò nemmeno.
Lui invece non aveva deciso nulla. Di anni ne aveva 16, gli spartiacque e le pietre miliari non rivestivano una grande importanza nel suo moto verso il futuro...Di sè sapeva poco:si accontentava di essere vivo, stare allegro, divertirsi. Era occupato ad esistere, un'occupazione del tutto seria, da praticare con slancio e intensità".
Disperazione.
Scende spedita i gradini, arriva al portone.
Il suo piede esita una frazione di secondo. Si gira su stessa e torna indietro. Lenta.
Fino al terzo piano. Anche oggi non ce l’ha fatta. Sono 6 giorni 10 ore e 2 minuti che non esce da casa.
Da quel venerdì di fine scuola. Il giorno peggiore della sua vita. Una giornata da cancellare, eppure sempre lì davanti ai suoi occhi che si bagnano…Schiamazzavano tutti, aspettavano solo il suono della campanella per sciamare fuori dall’aula..Anche Lorenza si preparava a uscire ed è stato lì che ha visto il diario. Si è aperto davanti ai suoi occhi, sull’ultima pagina e c’era scritto:
LORENZA TUTTA PANZA.
Era una scritta grande, che si dilatava , quasi a scoppiare dentro a quello spazio, come una ragazza grassa che scoppia dentro ai suoi jeans. Non importa chi è stato: un colpo di cannone dentro al cuore di Lorenza, che senza guardarsi attorno ha raccolto le sue cose alla rinfusa ed è scappata via.
E poi, da sola, a casa, è salita sulla bilancia. Ha visto i numeri ruotare e la sua testa ha cominciato a vagare
in un sentiero scuro.
A occhi chiusi si sarebbe lasciata mangiare.
Ma a occhi aperti si è ritrovata nel bagno di casa.
Sono ancora qui, sono grassa, sono orribile, non mi sopporto.
Una volta ha provato a parlarne a sua madre, ma lei ha tagliato corto:”Nessuno è perfetto.
Tu sei rotonda, ma proporzionata”.
Per Lorenza è una conferma: non c’è via d’uscita, non ci si può cancellare dalla vita,
l’unica è stare chiusi in casa.
" Parole Fuori ", AAVV Ed. Il Castoro
Dodici storie per raccontare le emozioni più intense, con le parole e con le immagini.
E che è difficile portare fuori, allo scoperto.
Desiderio,vergogna,timidezza,dolore,amore,disperazione,paura.gioia,coraggio,colpa,gelosia, odio.
Amore.
Che dovesse essere un'estate diversa da quelle che l'avevano preceduta lei l'aveva deciso da un pezzo:
a 15 anni si ha bisogno di uno spartiacque, di una riga tracciata per terra tra il prima e il dopo...e lei ne sentiva acuta la necessità. Si trattava di prendere ciò che fosse venuto e farne qualcosa di indimenticabile.
Il dubbio che potesse non succedere niente non la sfiorò nemmeno.
Lui invece non aveva deciso nulla. Di anni ne aveva 16, gli spartiacque e le pietre miliari non rivestivano una grande importanza nel suo moto verso il futuro...Di sè sapeva poco:si accontentava di essere vivo, stare allegro, divertirsi. Era occupato ad esistere, un'occupazione del tutto seria, da praticare con slancio e intensità".
Disperazione.
Scende spedita i gradini, arriva al portone.
Il suo piede esita una frazione di secondo. Si gira su stessa e torna indietro. Lenta.
Fino al terzo piano. Anche oggi non ce l’ha fatta. Sono 6 giorni 10 ore e 2 minuti che non esce da casa.
Da quel venerdì di fine scuola. Il giorno peggiore della sua vita. Una giornata da cancellare, eppure sempre lì davanti ai suoi occhi che si bagnano…Schiamazzavano tutti, aspettavano solo il suono della campanella per sciamare fuori dall’aula..Anche Lorenza si preparava a uscire ed è stato lì che ha visto il diario. Si è aperto davanti ai suoi occhi, sull’ultima pagina e c’era scritto:
LORENZA TUTTA PANZA.
Era una scritta grande, che si dilatava , quasi a scoppiare dentro a quello spazio, come una ragazza grassa che scoppia dentro ai suoi jeans. Non importa chi è stato: un colpo di cannone dentro al cuore di Lorenza, che senza guardarsi attorno ha raccolto le sue cose alla rinfusa ed è scappata via.
E poi, da sola, a casa, è salita sulla bilancia. Ha visto i numeri ruotare e la sua testa ha cominciato a vagare
in un sentiero scuro.
A occhi chiusi si sarebbe lasciata mangiare.
Ma a occhi aperti si è ritrovata nel bagno di casa.
Sono ancora qui, sono grassa, sono orribile, non mi sopporto.
Una volta ha provato a parlarne a sua madre, ma lei ha tagliato corto:”Nessuno è perfetto.
Tu sei rotonda, ma proporzionata”.
Per Lorenza è una conferma: non c’è via d’uscita, non ci si può cancellare dalla vita,
l’unica è stare chiusi in casa.
lunedì 25 marzo 2013
"Un libro in rete". Le parole e le emozioni.
"Educazione Siberiana" di Nicolai Lilin
“C'è chi si gode la
vita, c'è chi la soffre, invece noi la combattiamo”
Antico detto degli Urca siberiani
In Transnitrinia febraio è il mese più
freddo dell'anno.
Tira un vento forte e l'aria diventa
pungente, pizzica sulla faccia; tutt quelli che escono
per strad si coprno cme mummie, i
bambini sembrano bambolotti, impacchettati in mille cestiti, con le
sciarpe fin sugli occhi.
E' in quel mese che sono nato io.
Ero così malmesso che nell'antica
Sparta senza dubbio mi avrebbero eliminato per via del mio stato
fsico. Invece m hanno messo in una incubatrice.
Da bambino non mi interssavano i
giocattoli.
A quattro cinque anni per divertirm
giravo per casa cercando di beccare il moment in cui mo nonno e mio
zio si mettevano asmontare e pulire le armi.
Le pulivano spesso, con cura e amore,
perchè ne avevano veramente tante.
Mio zio diceva che le armi sono come le
donne, se non le accarezzi abbastanza diventano troppo rigide e ti
tradiscono.
Nonno kuzja era considerato un'autorità
tra i criminali.
Ad ascoltare i suoi consigli erano
molti criminali onesti e buoni di caste diverse,
e dato che lui era saggio e
intelligente e non aveva interessi personali, perchè la sua vita,
come amava ripetere, apparteneva
totalmente alla comunità,
rusciva ad ottenere da tutti
collaborazione e amiczia.
Quando gli facevo domande su questo suo
ruolo di “uomo di pace”,
mi rispondeva che la guerra la fa chi
non segue i principi veri, chi non ha dignità.
Perchè non esiste niente a questo
mondo che non possa essere condiviso
in modo da accontentare tutti.
“Chi vuole troppo è un pazzo, perchè
un uomo non può possedere più di quello
che il suo cuore riesce ad amare”.
Noi ragazzi di Fiume Basso vivevamo
davvero seguendo le leggi criminali siberiane,
avevamo un robusto sentimento religioso
otodosso, con un'influenza pagana molto forte,
e venivamo chiamati da tutto il resto
della città “Educazione Siberiana” per i nostri modi di fare.
Non dicevamo parolacce, non offendevamo
mai il nome di Dio o della madre,
non parlavamo senza rispetto di una
persona anziana e di una donna incinta,
di un bambino piccolo o di un disabile.
Eravamo abbastanza inquadrati e a dire
la verità non avevamo bisogno delle parolacce
per sentirci adulti come i nostri
coetanei di altri quartieri, perchè eravamo trattati
come se facessimo veramente parte della
comunità criminale.
Siamo partiti per il nostro laghetto.
La notte era bella, c'erano tante stelle in cielo e nel mezzo una leggera sfumatura bianca che brillava e ondeggiava, sembava qualcosa di magico.
Lontano si sentiva il rumore del vento che passava sui campi, e ogni tanto il suo fischio lungo e sottile arrivava vicino, come se stesse passando in mezzo a noi.
L'odore del fiume si mischiava a quello del bosco e cambava sempre, sembrava di sentire
le foglie di acacia e di tiglio, distinte, e poi quello del muschio in riva al fiume.
A un tratto dal bosco sono usciti tre piccoli cervi reali per abbeverarsi,facevano rumore con la lingua e dopo starnutivano, come fanno i cavalli.
In quell'incanto io ero come sciolto, momenti come quelli per me, erano fra i più preziosi nella vita,
e se mi avessero chiesto cos'è il paradiso io senza dubbio potevo dire che era un momento
simile che dura per sempre.
domenica 10 marzo 2013
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