Ad aprile:
" Parole Fuori ", AAVV Ed. Il Castoro
Dodici storie per raccontare le emozioni più intense, con le parole e con le immagini.
E che è difficile portare fuori, allo scoperto.
Desiderio,vergogna,timidezza,dolore,amore,disperazione,paura.gioia,coraggio,colpa,gelosia, odio.
Amore.
Che dovesse essere un'estate diversa da quelle che l'avevano preceduta
lei l'aveva deciso da un pezzo:
a 15 anni si ha bisogno di uno
spartiacque, di una riga tracciata per terra tra il prima e il dopo...e
lei ne sentiva acuta la necessità. Si trattava di prendere ciò che fosse
venuto e farne qualcosa di indimenticabile.
Il dubbio che potesse non
succedere niente non la sfiorò nemmeno.
Lui invece non aveva
deciso nulla. Di anni ne aveva 16, gli spartiacque e le pietre miliari
non rivestivano una grande importanza nel suo moto verso il futuro...Di
sè sapeva poco:si accontentava di essere vivo, stare allegro,
divertirsi. Era occupato ad esistere, un'occupazione del tutto seria, da
praticare con slancio e intensità".
Disperazione.
Scende spedita i gradini, arriva al portone.
Il suo piede esita una frazione di secondo. Si gira su stessa e torna indietro. Lenta.
Fino al terzo piano. Anche oggi non ce l’ha fatta. Sono 6 giorni 10 ore e 2 minuti che non esce da casa.
Da quel venerdì di fine scuola. Il giorno peggiore della sua vita. Una
giornata da cancellare, eppure sempre lì davanti ai suoi occhi che si
bagnano…Schiamazzavano tutti, aspettavano solo il suono della campanella
per sciamare fuori dall’aula..Anche Lorenza si preparava a uscire ed è
stato lì che ha visto il diario. Si è aperto davanti ai suoi occhi,
sull’ultima pagina e c’era scritto:
LORENZA TUTTA PANZA.
Era
una scritta grande, che si dilatava , quasi a scoppiare dentro a quello
spazio, come una ragazza grassa che scoppia dentro ai suoi jeans. Non
importa chi è stato: un colpo di cannone dentro al cuore di Lorenza, che
senza guardarsi attorno ha raccolto le sue cose alla rinfusa ed è
scappata via.
E poi, da sola, a casa, è salita sulla bilancia.
Ha visto i numeri ruotare e la sua testa ha cominciato a vagare
in un
sentiero scuro.
A occhi chiusi si sarebbe lasciata mangiare.
Ma a occhi aperti si è ritrovata nel bagno di casa.
Sono ancora qui, sono grassa, sono orribile, non mi sopporto.
Una volta ha provato a parlarne a sua madre, ma lei ha tagliato corto:”Nessuno è perfetto.
Tu sei rotonda, ma proporzionata”.
Per Lorenza è una conferma: non c’è via d’uscita, non ci si può cancellare dalla vita,
l’unica è stare chiusi in casa.
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domenica 28 aprile 2013
lunedì 25 marzo 2013
"Un libro in rete". Le parole e le emozioni.
"Educazione Siberiana" di Nicolai Lilin
“C'è chi si gode la
vita, c'è chi la soffre, invece noi la combattiamo”
Antico detto degli Urca siberiani
In Transnitrinia febraio è il mese più
freddo dell'anno.
Tira un vento forte e l'aria diventa
pungente, pizzica sulla faccia; tutt quelli che escono
per strad si coprno cme mummie, i
bambini sembrano bambolotti, impacchettati in mille cestiti, con le
sciarpe fin sugli occhi.
E' in quel mese che sono nato io.
Ero così malmesso che nell'antica
Sparta senza dubbio mi avrebbero eliminato per via del mio stato
fsico. Invece m hanno messo in una incubatrice.
Da bambino non mi interssavano i
giocattoli.
A quattro cinque anni per divertirm
giravo per casa cercando di beccare il moment in cui mo nonno e mio
zio si mettevano asmontare e pulire le armi.
Le pulivano spesso, con cura e amore,
perchè ne avevano veramente tante.
Mio zio diceva che le armi sono come le
donne, se non le accarezzi abbastanza diventano troppo rigide e ti
tradiscono.
Nonno kuzja era considerato un'autorità
tra i criminali.
Ad ascoltare i suoi consigli erano
molti criminali onesti e buoni di caste diverse,
e dato che lui era saggio e
intelligente e non aveva interessi personali, perchè la sua vita,
come amava ripetere, apparteneva
totalmente alla comunità,
rusciva ad ottenere da tutti
collaborazione e amiczia.
Quando gli facevo domande su questo suo
ruolo di “uomo di pace”,
mi rispondeva che la guerra la fa chi
non segue i principi veri, chi non ha dignità.
Perchè non esiste niente a questo
mondo che non possa essere condiviso
in modo da accontentare tutti.
“Chi vuole troppo è un pazzo, perchè
un uomo non può possedere più di quello
che il suo cuore riesce ad amare”.
Noi ragazzi di Fiume Basso vivevamo
davvero seguendo le leggi criminali siberiane,
avevamo un robusto sentimento religioso
otodosso, con un'influenza pagana molto forte,
e venivamo chiamati da tutto il resto
della città “Educazione Siberiana” per i nostri modi di fare.
Non dicevamo parolacce, non offendevamo
mai il nome di Dio o della madre,
non parlavamo senza rispetto di una
persona anziana e di una donna incinta,
di un bambino piccolo o di un disabile.
Eravamo abbastanza inquadrati e a dire
la verità non avevamo bisogno delle parolacce
per sentirci adulti come i nostri
coetanei di altri quartieri, perchè eravamo trattati
come se facessimo veramente parte della
comunità criminale.
Siamo partiti per il nostro laghetto.
La notte era bella, c'erano tante stelle in cielo e nel mezzo una leggera sfumatura bianca che brillava e ondeggiava, sembava qualcosa di magico.
Lontano si sentiva il rumore del vento che passava sui campi, e ogni tanto il suo fischio lungo e sottile arrivava vicino, come se stesse passando in mezzo a noi.
L'odore del fiume si mischiava a quello del bosco e cambava sempre, sembrava di sentire
le foglie di acacia e di tiglio, distinte, e poi quello del muschio in riva al fiume.
A un tratto dal bosco sono usciti tre piccoli cervi reali per abbeverarsi,facevano rumore con la lingua e dopo starnutivano, come fanno i cavalli.
In quell'incanto io ero come sciolto, momenti come quelli per me, erano fra i più preziosi nella vita,
e se mi avessero chiesto cos'è il paradiso io senza dubbio potevo dire che era un momento
simile che dura per sempre.
venerdì 18 gennaio 2013
"Un libro in rete". Le parole e le emozioni.
A Gennaio “Oltre la soglia” di Tito Faraci
PRIMA.
Rannicchiato nella cabina armadio, con le ginocchia in
bocca, il ragazzo aspetta lui.
Prima o poi arriverà, ne è sicuro. Lo ha sentito muoversi al
piano di sotto.
Lo ha sentito urlare cose terribili. Per un po’, ha sentito
anche la voce della madre e della sorella.
Poi basta: soltanto lui,
la sua voce.
Il ragazzo ha bisogno di vedere, di controllare. Sbircia
attraverso uno spiraglio. Lui si aggira per la stanza. Sta sbavando, che
schifo.
Il ragazzo lo guarda ipnotizzato, dall’interno della cabina
armadio. Lui punta diritto verso la mensola sopra il letto del ragazzo. Sta
cercando la mazza da baseball. La afferra, la soppesa e scopre i denti in un
sorriso. Un sorriso cattivo.
Lui esce di nuovo
dalla stanza, biascicando qualcosa che potrebbe essere il nome del ragazzo.
Il nome del ragazzo è Jaco. Lui, quello con la mazza da baseball in pugno e la bava alla bocca,
è suo padre.
ALL’INIZIO.
Qui sopra avrebbe dovuto esserci uno di quei bei video di
zombi
Che ci piacciono tanto, ma anche oggi il tubo da i numeri.
E fosse solo lui..
Ho letto un sondaggio in cui la maggior parte di noi
gggiovani
Trova divertente tutto questo casino.
Dico, ragazzi, forse qualcuno dovrebbe spiegarvi che NON è
un film!!!
Quelli che stanno dando di matto sono…
Erano…gente NORMALE. Gente adulta con la testa a posto, fino
a un attimo prima.
Il prossimo potrebbe essere il vostro vicino di casa, il
proprietario
Della vostra fumetteria…Fateci un pensierino
Così se qualcuno vi intervista per un sondaggio,
evitate di rispondere alla cazzodicane.
Io intanto resto qui. Finchè la rete regge, tengo duro.
Teniamo duro, tutti quanti.
Pubblicato da Ray, 20 febbraio
Etichette:Epidemia, Zombi, Riflessioni
59 commenti
“Anna pensava a Jaco. Era impaurita per lui. All'idea che gli accadesse qualcosa.
... All'idea di perderlo.
L'unica cosa di cui si sentiva sicura era l'attrazione per Jaco.
Un sentimento che la esaltava e spaventava in egual misura.
Le dava una nuova energia e, allo stesso tempo, la lasciava priva di forze.
Le sembrava di ricordare i versi di una canzone, in cui l'amore era paragonato ad un fuoco, che a volte accende, a volte consuma. Adesso ne comprendeva l'esatto significato.
La speranza che il suo sentimento fosse corrisposto si scontrava con il terrore d una doccia fredda, che l'avrebbe risvegliata da sogno.
Ad ogni modo, aveva cominciato a fare le sue mosse. Non in maniera sfacciata, ma cercando di essere chiara. Così c'erano gli sguardi prolungati, i sorrisi speciali, le occasioni sempre più frequenti in cui lei si ritrovava da sola con lui.
E lui, Jaco, non dava certo segni di dispiacersene. Al contrario rincarava la dose.
E quella sera, lei lo aveva scoperto più di una volta a fissarla.
Ad un certo punto le era sembrato, che facesse anche un cenno con la testa, annuendo, come a dire:” Sì, Anna, hai capito bene”.
“Nei primi giorni, quando il mondo aveva cominciato a
cambiare, le autorità continuavano a invitare a mantenere la calma evitando
corse all’accaparramento nei supermercati. I proprietari di quell’appartamento
non avevano seguito l’invito. Dovevano essersi sentiti molto furbi o
previdenti. Prima di andarsene, decisero di terminare l’ispezione
dell’appartamento.
Andarono nella camera di fronte, quella del presunto fratello.
Quando alzarono la tapparella, videro un grande manifesto dei Led Zeppelin. Il
dirigibile in fiamme, come sulla copertina del loro primo disco. Good Times, bad times …Un iPod era
collegato a un sistema di speaker..
Senza sperarci troppo, Jaco premette un tasto
La musica fu come un
pugno, che prima colpì e poi si strinse.
Black
Sabbath e Pearl Jam, Nirvana e Rolling Stones,
Jimi Handrix e Arcade Fire..
C’erano gli Who che, in My
Generation, speravano di morire prima di invecchiare.
C’erano i Clash di London
Calling, che incitavano i ragazzi e le ragazze a venir fuori dall’armadio.
C’era lo struggimento di chi si sente sempre inadeguato e
fuori posto, in Creep dei Radiohead,
con quella sublime sciabolata di chitarra.
E ancora c’erano i Muse che annunciavano che il tempo sta
finendo: Time Running Out…”.
“Anna pensava a Jaco. Era impaurita per lui. All'idea che gli accadesse qualcosa.
... All'idea di perderlo.
L'unica cosa di cui si sentiva sicura era l'attrazione per Jaco.
Un sentimento che la esaltava e spaventava in egual misura.
Le dava una nuova energia e, allo stesso tempo, la lasciava priva di forze.
Le sembrava di ricordare i versi di una canzone, in cui l'amore era paragonato ad un fuoco, che a volte accende, a volte consuma. Adesso ne comprendeva l'esatto significato.
La speranza che il suo sentimento fosse corrisposto si scontrava con il terrore d una doccia fredda, che l'avrebbe risvegliata da sogno.
Ad ogni modo, aveva cominciato a fare le sue mosse. Non in maniera sfacciata, ma cercando di essere chiara. Così c'erano gli sguardi prolungati, i sorrisi speciali, le occasioni sempre più frequenti in cui lei si ritrovava da sola con lui.
E lui, Jaco, non dava certo segni di dispiacersene. Al contrario rincarava la dose.
E quella sera, lei lo aveva scoperto più di una volta a fissarla.
Ad un certo punto le era sembrato, che facesse anche un cenno con la testa, annuendo, come a dire:” Sì, Anna, hai capito bene”.
“Sarah era china su Nico, ed entrambi fissavano Anna, mentre
ricaricava il fucile
E lo puntava verso Jaco.
“Che cosa vuoi fare, Anna?” chiese Jaco. “Uccidermi?”
Un barlume di tristezza negli occhi. Poi la ferocia, di
nuovo. La follia.
“Sai, Anna, credo di aver capito una cosa, in tutto questo
tempo.
Da quando è cominciato a finire il mondo, intendo”.
Abbiamo tutti pensato che il problema fosse diventare
adulti, Anna.
Pensato che fosse quello, crescere, a trasformare in
adulterati. E invece…”
“Invece, secondo me, è l’esatto contrario. E’ il non
crescere.
Nessuno è più capace di diventare adulto, adesso. Vivevamo
in un mondo in cui tutti
volevano restare giovani, per sempre. Ed è quello che è
successo. Mi sono spiegato?”
“Fin troppo bene” fece Anna. “Ma tutto questo discorso a
cosa ci porta?”
Jaco avanzò di un passo verso la ragazza che aveva amato.
“Non aver paura, non aver paura di diventare adulta.
Anche se…ti senti inadeguata. E’ così, vero? Hai paura di
non essere all’altezza…”
“Che cazzo stai dicendo adesso!?” rispose
“E’ questo il tuo problema, Anna? E’ questa la tua
particolare paura?
Paura di non farcela? Affrontiamola insieme, allora…
Diventiamo adulti insieme, senza perdere nulla di ciò che
c’è di buono nell’essere giovani…”
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